Post più popolari

mercoledì 6 febbraio 2013

Viaggio della Responsabilità


Davide Lomma e Cesare Bertuccioli sono due ex studenti della scuola secondaria di primo grado “Olivieri” di cui io sto frequentando il terzo anno.
Lunedì 14 gennaio sono venuti a raccontarci una loro significativa esperienza:il “Viaggio della Responsabilità 2012”
Insieme al gruppo Shekinah della parrocchia dei Cappuccini di Pesaro, hanno deciso di fare un viaggio molto particolare in alcune zone d’Italia,non come turisti ma alla scoperta di luoghi e persone in difficoltà.
Sono partiti da Pesaro verso Lucca,poi Casal di Principe (dove la camorra ha ucciso don Peppe Diana), Rosarno (qui ogni anno giungono moltissimi extracomunitari per la raccolta delle arance),Locri,Palermo(città dei giudici Falcone e Borsellino),Napoli (quartiere Scampia),Lanciano e Ortona in Abruzzo.
I nomi di questi luoghi ci fanno pensare alla miseria,alla droga,alla mafia,a problemi molto grandi contro cui si combatte da sempre. In questi posti spesso le persone hanno paura di uscire di casa e hanno bisogno di aiuto. Ci sono uomini senza scrupoli che minacciano e uccidono, ma ci sono anche tante persone che non si arrendono al male e lo combattono. Nel loro viaggio hanno conosciuto persone che dedicano la loro vita agli altri, che credono in una vita migliore.
Ormai la mafia è dappertutto e l’unico modo per fermarla è lottare noi cittadini insieme allo Stato! Le parole del giudice Lia Sava del Pool Antimafia mi hanno colpito:”Bisogna lottare con i fatti,le parole non bastano!”.
E’ stato molto bello vedere i ragazzi entrare in una villa sequestrata a un boss mafioso:quella grandissima casa era il simbolo del suo potere,ma oggi l’ha presa lo Stato italiano.
Una suora incontrata nel loro cammino ha detto che ognuno di noi ha un compito e se non lo fa viene a mancare il suo pezzo e nessuno lo può fare al suo posto.
Noi giovani dobbiamo credere in un sogno e portarlo avanti non a chiacchiere,ma con i fatti perché la mafia ha paura dell’educazione alla legalità!!!
Ho guardato su You tube il filmato del viaggio e mi è venuta la pelle d’oca,è stata un’esperienza molto forte. Quei giovani,come tante persone incontrate nel loro cammino,non si fanno vincere dal male, ma vincono con il bene (come ha detto il vescovo Bregantini incontrato a Lucca).


Post di Lorenzo T. della Classe 3 A.

venerdì 1 febbraio 2013

Esempio di bontà


Stefano, un alunno di soli 8 anni della scuola primaria di Largo Baccelli di Pesaro, appartenente all’Istituto Comprensivo “Olivieri” di Pesaro, si è distinto aiutando un compagno di classe disabile a integrarsi e socializzare.
Stefano è un esempio di bontà,generosità,rispetto e altruismo, ha manifestato spontaneamente particolare sensibilità per le esigenze del compagno di classe, instaurando un rapporto speciale e ha fatto sì che la socializzazione avvenisse con tutta la classe.
Le insegnanti vedendo l’incredibile miglioramento dell’alunno ,decisero di far presente il fatto alla dirigente scolastica Margherita Mariani, che segnalò al Ministero della Pubblica Istruzione tale esperienza.
Con gioia ed emozione è giunta alla “Olivieri” da parte del Centro Nazionale per la Bontà nella Scuola,la notizia della vincita del 62° Premio “Livio Tempesta”,istituito a ricordo di Livio Tempesta,un bambino nato nel 1941,esempio  di altruismo e solidarietà.
Il 21 gennaio 2013 la classe con le insegnanti Francesca Carbone,Rosa Grimaldi,Imma Scognamiglio,Enrica Brugia,la dirigente scolastica,genitori e collaboratori scolastici si sono recati a Roma per la premiazione. Trapela emozione tra i ragazzi presenti:”Al mattino abbiamo assistito a una solenne funzione religiosa nella Basilica di Santa Maria in Ara Coeli dove le scuole vincitrici hanno ricevuto i saluti dal Presidente del Centro Nazionale per la Bontà nella Scuola professor Antonio Lerario e abbiamo poi partecipato all’accensione della Lampada della Bontà”.”Nel pomeriggio siamo stati accolti nella prestigiosa Sala della Protomoteca in Campidoglio con l’Inno Nazionale cantato dal coro Koinonia di Foggia. Quindi il presidente Lerario,l’onorevole Fabrizio Santori in rappresentanza del Sindaco di Roma,l’ambasciatore Franco Tempesta hanno portato il loro saluto, è seguita la premiazione delle  sei scuole di diverse regioni italiane che si sono distinte fra migliaia di segnalazioni”.
Davvero eccezionale il premio: una medaglia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un diploma e una somma in denaro che la famiglia di Stefano ha donato alla classe.

Post tratto dall’articolo pubblicato dal quotidiano Il Resto del Carlino del 29 gennaio 2013, firmato da Virginia Castravet e Angelica Granella della classe 3 H.

lunedì 21 gennaio 2013

Allarme-pensiero:"Con l'iPad studenti acritici"


Se ci fosse un’immagine per descrivere le nuove generazioni bulimiche d’informazioni sarebbe quella della tentacolare dea Kalì, la consorte di Shiva della religione induista, capace, con le sue quattro braccia, di generare forze ambivalenti o addirittura contraddittorie. In una mano tengono lo smartphone, nell’altra impugnano il telecomando, davanti agli occhi hanno un computer, sullo sfondo corrono le immagini in tv.
Twittano mentre bevono il caffè e sfogliano riviste mentre ascoltano musica, in una  costante attenzione parziale che rischia di trasformare la realtà in un insieme confuso di frammenti, difficili da ricordare e, soprattutto di rielaborare.
E’ l’”allarme pensiero” lanciato da un gruppo di 40 professori italiani, appartenenti al network Athena della fondazione Pubblicità progresso, spaventati dal rapido mutamento delle capacità di analisi e di apprendimento riscontrate nei propri studenti.
Un “regresso “ imputabile all’uso sfrenato dei nuovi strumenti che,proprio come la dea Kalì, hanno duplice natura: di liberazione da una parte (la tecnologia che offre nuove opportunità) ma anche di efferata violenza (il rischio di “addormentare le capacità di ragionamento e memoria”).
I rimedi
Più riassunti alle elementari
Reintrodurre il riassunto nella scuola primaria per abituare all’analisi e alla rielaborazione dei testi.
Rilanciare il greco e il latino
Riprendere con maggiore impulso l’insegnamento del greco,del latino e del pensiero classico.
Mai bimbi soli davanti alla televisione
Non lasciare i bimbi soli davanti alla tv,limitarne l’uso e spiegare loro cosa stanno vedendo.
Videogiochi ok,ma se di ruolo
Privilegiare i videogiochi di ruolo,che allenano al ragionamento e alle strategie.
Dialogo e pensiero proprio
Sviluppare l’attitudine al dialogo e alla costruzione di un pensiero proprio.
Vietare in aula l’uso del telefono
Vietare rigorosamente l’uso del telefono cellulare durante le lezioni in classe.
Tablet e pc solo per ricerche
Consentire l’uso di pc e tablet solo in caso di ricerche o sperimentazioni sorvegliate.
Prof a scuola di tecnologia
Gli insegnanti devono avere le stesse conoscenze tecnologiche degli allievi.


Post tratto dall’articolo di Giacomo Valtolina pubblicato sul Corriere Della Sera del 18 gennaio 2013.

sabato 12 gennaio 2013

L'impronta economica


Il progetto “L’impronta economica”introduce noi ragazzi delle scuole secondarie di primo grado alle principali tematiche economiche e finanziare e ci stimola a riflettere su un mondo per noi poco conosciuto, illustrandone l’impatto sulla vita quotidiana.
Ci spinge a riflettere sul nostro rapporto con il denaro. Molti ragazzi risparmiano somme di denaro che poi tengono in casa, ma sarebbe meglio aprire un conto in banca?
Pensiamoci e riflettiamo visto che aprire un conto in banca ci servirà per il futuro.
Risparmiare denaro non basta, è anche necessario saperlo gestire: registrare le entrate e le uscite per essere consapevoli di quanto si dispone e quindi poi valutare le spese che si possono  affrontare.
Nella nostra valutazione non andrebbero dimenticate eventuali spese impreviste, come la realtà quotidiana insegna.
Le parole dell’esperto mi hanno fatto riflettere. Del resto non è facile avere soldi propri, spenderli bene e anche risparmiare.
I primi due incontri mi sono piaciuti: è stato interessante scoprire un aspetto della realtà che poco conoscevo. Ora non sono certo un esperto, ma ho imparato nuove cose e consigli da applicare e soprattutto il mio atteggiamento nei confronti dei soldi sarà più consapevole, con una nuova impronta, appunto.
Ci sono argomenti più o meno interessanti, esperienze più o meno utili, questa è sicuramente utile e necessaria se pensiamo alla nostra vita presente e futura nel mondo reale.

Post di Lorenzo T. della classe 3 A.


La generazione della lettura breve


La mia leggeva saggi e romanzi. Quella di oggi diffida della lunghezza e preferisce chattare. Chi sa correre sulle due distanze è un atleta mentale.
Carissimo Peppe, ho diciassette anni e frequento la quarta classe del liceo scientifico. Mi meraviglio sempre nel constatare quanto poco spazio abbia la lettura nella vita della maggior parte dei miei coetanei. Mi meraviglia e mi allarma ancor di più il fatto che mai un professore, al liceo, abbia inserito nella programmazione della mia classe la lettura di un libro. Ora, sono io paranoica o il fatto che i ragazzi non leggano praticamente più è preoccupante? Cosa ne pensa lei? La sua generazione leggeva?

 Maria Esposito


La mia generazione leggeva e, in molti casi, legge. Hai ragione Maria: è una buona abitudine, utile prima nello studio e poi sul lavoro. Estrarre la sostanza da un lungo testo, o il succo emotivo di un romanzo, è un’operazione di sintesi; e la sintesi è la chiave di comprensione del mondo. La tua generazione spesso diffida di questa lettura lunga; mentre è formidabile con la lettura breve (sms,twitter,face book,what’s app,chat eccetera). Molti miei coetanei deridono o minimizzano questa vostra abilità; e sbagliano. Mettiamola così. Voi sapete correre i 100 metri e dovete trovare il fiato per i 10.000; noi teniamo sui 10.000, ma dobbiamo imparare lo scatto per i 100 metri. Chi sa correre sulle due distanze è un atleta mentale, pronto a tutte le prove.

Peppe Severgnini

Dalla rivista SETTE settimanale del Corriere Della Sera del 4 gennaio 2013.

martedì 8 gennaio 2013

Incontro con la Croce Rossa


Lunedì 10 dicembre noi alunni della 3 A abbiamo assistito ad un incontro sulla nascita della Croce Rossa. Per parlarci dell’argomento è venuta Mirella Giambartolomei una ex insegnante ora volontaria della Croce rossa.
La Croce Rossa fu fondata da Henry Dunant, un cittadino svizzero che assistendo alla battaglia di Solferino (nel 1859) rimase sconvolto dall’elevato numero di morti e feriti.
Insieme a quattro connazionali decise di fondare un’associazione di volontari che ,in tempo di pace, organizzasse l’assistenza ai feriti in caso di guerra.
Nel 1864 venne firmata , da dodici nazioni, la convenzione di Ginevra che garantisce la neutralità e la protezione delle ambulanze, degli ospedali e del personale sanitario.
Prevede, inoltre, la possibilità di sgomberare i feriti dal campo di battaglia. Venne scelto il marchio, una croce rossa su sfondo bianco, che rappresenta la bandiera svizzera con i colori invertiti. Ad alcune nazioni però non andava bene la croce perché simbolo della fede cristiana, allora si crearono altri simboli. Ora gli emblemi della Croce Rossa sono:la Croce rossa e la Mezzaluna rossa.
La Signora Mirella ci ha poi spiegato l’attività di volontariato della Croce Rossa. Per far parte dei volontari basta aver compiuto quattordici anni e, dopo un corso e un test finale , si può partecipare alle varie attività dell’organizzazione.
La Croce Rossa basa la sua azione su sette principi fondamentali: umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontariato, unità e universalità.
Per me questo incontro è stato molto interessante perché, anche se sapevo dell’esistenza della Croce Rossa, non sapevo che ci fossero dei volontari che si interessano alla vita degli altri senza volere niente in cambio.
Per me i sette principi fondamentali dovrebbero conoscerli tutti. Sarebbe un contributo importante contro il razzismo e la violenza. Io vorrei entrare a far parte della Croce Rossa, per aiutare le persone.

Post di Amanda della classe 3 A.

L’importanza dell’organizzazione della Croce Rossa è indiscutibile; nobili sono i principi a cui si ispira e non si possono che condividere.
Già a quattordici anni si può diventare volontari della Croce Rossa e iniziare a condividere valori e principi sani che aiutano nella crescita e nella formazione di una persona adulta responsabile e rispettosa del prossimo.
Se ogni uomo vivesse la propria vita ispirandosi ai principi della Croce Rossa il mondo sarebbe sicuramente migliore e la guerra sarebbe vinta dalla Pace!

Commento di Lorenzo T. della Classe 3 A.