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mercoledì 21 maggio 2014

Essere secchioni? Conta più del talento. I nostri studenti non sanno ammetterlo.

Steve Jobs la chiamava “fame”,in italiano si potrebbe dire “impegno”, i ricercatori dell’Ocse l’hanno misurato come hard work. Nello slang degli studenti, è l’essere “secchione”, per i quindicenni meglio tradotto in nerd.
Si tratta di una variabile visibilmente trascurata dai ragazzi italiani e che, a leggere gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio Ocse-Pisa, potrebbe contribuire a fare la differenza nella scuola italiana almeno quanto i tablet, le lavagne elettroniche, la lezione non-frontale e tutte le innovazioni di cui si sente comunque il bisogno: si tratta dello studio.
Essere secchione non solo è faticoso ma, si sa, non è cool, l’impegno stanca e studiare anche, meglio affidarsi al talento, come da modelli televisivi e non solo. O a un colpo di fortuna, aprendo il pacco giusto che ti cambia la vita. Lo pensa la stragrande maggioranza degli studenti italiani.
Alla domanda “studiando molto potete avere risultati migliori in matematica?”, solo uno studente su dieci risponde che studiare, impegnarsi, possa portare a migliori risultati. Il resto è appunto talento, fortuna, caso. O spintarella.
Inutile a questo punto aggiungere che nei sistemi scolastici migliori del mondo i ragazzi considerano lo studio e naturalmente il riconoscimento dello sforzo come una parte importante del loro impegno.
Finlandia, Polonia, Canada per non dire i Paesi dell’estremo Oriente, ma anche gli inglesi e gli americani pensano che per riuscire bisogna impegnarsi ed essere un pò secchioni. Solo argentini, colombiani, costaricani e albanesi sono più pigri di noi.
Eppure i nerd alla fine e silenziosamente riescono anche in Italia. Anche se meno di quel che potrebbero, come dice il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che considera il sistema delle nostre imprese penalizzante nei confronti dei laureati.
Nell’ultima rilevazione Almalaurea sull’occupazione dei neo-laureati si legge che a cinque anni dalla fine degli studi il 90 per cento dei dottori ha un lavoro. Un percorso troppo lento e magari incerto, figlio non solo della crisi.
Ma nettamente più felice di quanti, considerandosi senza talento e dunque predestinati a una vita da mediani o a un colpo di fortuna ( o ad una spinta ), hanno deciso di lasciar stare magari dopo il diploma.



Gianna Fregonara dal Corriere della Sera del 12 marzo 2013.

Il nemico nella cameretta

Cari genitori, una domanda molto semplice: “Lascereste i vostri ragazzi uscir soli la notte?”. “Ma siamo matti!” suppongo la risposta. Eppure gli permettete di navigare sul web senza vigilare su dove vadano chi incontrino. Tanto, chiusi nella loro cameretta sembrano al sicuro. Ma le strade telematiche sono molto più pericolose di quelle cittadine. Per le vie reali circolano persone più o meno raccomandabili, ma pur sempre in carne ed ossa, che si espongono in prima persona al riconoscimento degli altri.
In chat navigano invece perfetti sconosciuti, vandali senza nome e senza volto che si permettono di lanciare insinuazioni, offese , e minacce. Celati dietro lo schermo dell’anonimato, procedono impuniti, spesso ignari dei drammi che hanno provocato.
Una ragazza di Venaria, domenica 13 aprile, si è gettata dal sesto piano ma non è la prima né l’ultima vittima di una violenza che ferisce e talora uccide, proprio i più fragili, i più vulnerabili.
Tutti i ragazzi, indipendentemente dal loro aspetto, sono “fisiologicamente” in crisi d’identità. Come brutti anatroccoli in attesa di trasformarsi in cigni, si sentono inadeguati, “sfigati” e soli. Il rischio li attrae, il pericolo li affascina perché vi trovano una misura del loro valore. Ma, anche quando ostentano sicurezza e rivendicano autonomia, vanno protetti dalla loro stessa audacia. Negli ultimi tempi, una serie di casi di suicidio di adolescenti vittime di cyber bullismo ha indotto la commissione “Diritti umani “ del Senato a predisporre un disegno di legge che obblighi i gestori a chiudere i social network ritenuti pericolosi. Una tutela necessaria ma insufficiente se non si responsabilizzano i ragazzi e non si preparano gli educatori, genitori e insegnanti, a intervenire monitorando e filtrando gli scambi in Rete.
Cerchiamo di evitare che la “generazione digitale” si trovi ad essere al di qua e abbandonata a se stessa al di là dello schermo.


Articolo di Silvia Vigetti Finzi pubblicato sul Corriere della Sera del 17 aprile 2014.

giovedì 17 aprile 2014

Pericoli del web

La nostra classe ha partecipato ad un incontro con la Polizia postale e delle comunicazioni. Un agente in borghese ci ha parlato dei vari pericoli del web, in particolare:
-Pedofilia sui social network;
-Furto della propria identità;
-Impossibilità di togliere una foto personale una volta pubblicata;
A volte dietro i social network si nascondono delle persone false, degli uomini adulti che si fingono dei ragazzi/ragazze per fare amicizia con noi adolescenti o con i bambini. Essi iniziano a chattare fino a diventare loro amici, poi chiedono loro un appuntamento e spesso abusano o li costringono a fare cose contro la loro volontà.
Ad esempio , circa un mese fa la Polizia postale di Rovigo ha scoperto che dietro l’App “Talking Angela”, un gattino molto amato dai ragazzini, si nascondeva un signore di mezza età che ne approfittava per rubare le foto dai telefoni  dei ragazzi e per fare domande intime e inopportune.
Per quanto riguarda i social network, l’agente ci ha detto di fare attenzione alle condizioni del contratto che facciamo al momento della registrazione e di controllare bene le impostazioni della privacy.
Infatti,spesso compromettiamola nostra privacy e quella dei nostri amici senza rendercene conto, in quanto postiamo foto, video e commenti che possono essere copiati e incollati da chiunque, anche da chi non conosciamo e può farne un uso scorretto. Una volta che le informazioni sono in rete non è più possibile cavarle. Per furto d’identità s’intende che qualcuno potrebbe prendere la nostra foto, metterla sul web e creare un profilo falso, rovinando anche la nostra immagine o la nostra vita. L’agente ci ha dato alcuni consigli utili:
-Parlare solo con le persone che conosciamo;
-Chiedere l’amicizia solo a persone che conosciamo;
-Condividere foto e filmati solo in via privata;
-Documentarsi sui social network e controlla re i contratti di registrazione;
-chattare su chat sicure e controllati dagli adulti.
Non sapevo dell’impossibilità di togliere foto dal web, ed è una cosa che mi ha fatto riflettere e che mi farà prestare più attenzione quando navigo.


Post di Giulia della classe 2 A.

Aspetti positivi e negativi di Internet

Giovedì 27 marzo abbiamo partecipato ad un incontro con la Polizia postale e delle comunicazioni, il nome “postale” , può ingannare perché non c’entra con la posta, ma oggi, si occupa soprattutto dei reati commessi sui social network, in generale di internet.
Abbiamo incontrato un poliziotto in borghese, ovvero senza divisa, di nome Andrea.
Ci ha spiegato cos’è internet paragonandolo ad una ragnatela che avvolge il pianeta trasmettendo ovunque informazioni.
Internet ha però due aspetti : uno positivo e uno negativo.
Quello positivo è che oggi possiamo comunicare alla velocità della luce e ci basta un secondo per inviare i nostri messaggi, mentre una volta ci voleva molto tempo; l’aspetto negativo è che presenta dei pericoli, soprattutto per noi ragazzi.
In molti casi le persone si nascondono dietro un contatto falso, non sai con chi stai comunicando veramente e non devi mai accettare amicizie sconosciute, specialmente adulti, chiamati pedofili, che perseguitano nella maggior parte le ragazze e ciò potrebbe portare allo stupro.
Esiste un’app, chiamata talking angela in cui si nasconde un pedofilo. La Polizia lo sta cercando. Questa app consiste nel rispondere a delle domande di un “gatto”. Se tu rispondi l’app entra nel tuo computer e rileva le informazioni personali. Andrea ci ha fatto vedere alcuni video su questi argomenti e ci ha raccomandato di stare attenti.
Da questo incontro abbiamo potuto capire che dobbiamo essere sempre prudenti in tutto quello che facciamo sul nostro computer e rispettare le regole, per il nostro bene.


Post di Martina della classe 2 A.

martedì 15 aprile 2014

Incontro con la Polizia postale e delle comunicazioni

Il 27 marzo abbiamo incontrato Andrea che lavora nella Polizia di stato e che si occupa dei crimini che avvengono in internet e soprattutto nei social network.
Andrea ci ha detto di pensare a internet come ad una rete virtuale che copre completamente il globo nella quale passa energia elettrica.
Oggi internet per noi giovani è diventato la nostra vita, però stando sempre più ore davanti al computer ci roviniamo la vista il cervello perché emana radiazioni.
Di positivo c’è che quando vuoi parlare o mandare un messaggio a una persona dal’altra parte del mondo puoi farlo in tempo reale. In più internet sa sempre dove ti trovi.
I social network sono molto pericolosi perché ci sono sempre più scambi di persone. Tu credi di parlare con una persona e invece stai parlando con un’altra che a volte nemmeno conosci.
Per entrare su un social network come face book dovresti avere almeno 14 anni, eppure anche io che ne ho 12 c’è l’ho già, mentendo sulla mia età.
Cliccando su facebook è importante non dare “l’amicizia” a sconosciuti perché potrebbero essere pedofili che ti vogliono ingannare con una pagina falsa/finta.
Andrea su questo argomento ci ha fatto vedere dei video e ci ha spiegato che stanno cercando di rintracciare queste persone.
Ci ha spiegato quali possono essere gli effetti del nostre azioni su internet come ad esempio quando pubblichi una foto che ti ritrae in certe circostanze; anche se poi ti penti e la vuoi togliere, rimarrà sempre sul web.


Post di Giorgia della classe 2 A.

mercoledì 19 marzo 2014

Principio di legalità

“IL PRINCIPIO DI LEGALITA’ AFFERMA CHE TUTTI GLI ORGANI DELLA STATO SONO TENUTI AD AGIRE SECONDO LA LEGGE”

Legalità è rispettare le leggi ed il prossimo. Se la legalità non ci fosse, la gente vivrebbe allo stato brado, dove comanda chi è più forte e che è più debole soccombe.
Quando si pensa alla parola legalità ci vengono in mente il poliziotto, il carabiniere, la guardia di finanza…, ma legalità è anche il semplice cittadino che ad esempio paga il suo conto alla cassa perché con i suoi soldi acquista ciò che gli serve senza ricorrere al furto.
Infrangere le regole e non rispettare le leggi vuol dire non rispettare i diritti altrui, cosa invece necessaria per una corretta convivenza in qualsiasi Paese.
Molti italiani non sono però un buon esempio in fatto di legalità anche nel comportamento che tengono ogni giorno: parcheggiamo in seconda fila, usiamo il cellulare quando siamo al volante, evitiamo le tasse, imbrattiamo l’ambiente, ci assentiamo dal lavoro anche se non siamo realmente ammalati… non passa giorno senza che i media segnalino scandali e denuncino malcostume e corruzione.
Una cultura della legalità si sviluppa innanzitutto attraverso l’educazione e un ruolo di primo piano spetta alla scuola che deve assumersi il compito di formare cittadini consapevoli, sviluppando il senso civico dei giovani e facendo loro comprendere come solo il rispetto delle regole può garantire un’elevata qualità di vita.                                                                                                                                                                                                  
Purtroppo in Italia, per esempio, la meritocrazia è un criterio poco praticato; si fa carriera più per parentele, conoscenze, raccomandazioni, appoggi politici e scambi di favore, per non parlare poi di intere regioni del Meridione che da tempo sono sfuggite al controllo della Stato e sono in mano ad organizzazioni mafiose potenti che ne bloccano lo sviluppo economico e civile.
Per far si che tutto ciò cambi occorre che ogni singolo cittadino partecipi alla vita pubblica con maggior impegno, che reclami i propri diritti e che assolva in prima persona i propri doveri.
Le motivazioni che spingono le persone a trasgredire le leggi possono essere molteplici: ad esempio fra noi giovani il ragazzino che sottomette e deruba il coetaneo,la fa per ottenere soldi facili, per desiderio di superiorità e di potere sugli altri, per malessere generato solitamente da disagi personali o familiari o talvolta purtroppo semplicemente per noia.
La legalità può essere presentata ai giovani parlando loro di personaggi che hanno incarnato questo valore e che hanno dato la loro vita per difendere i diritti dello Stato, come ad esempio i giudici Falcone e Borsellino che persero la vita assassinati dalla mafia.
L’educazione alla solidarietà e alla giustizia possono fare tanto soprattutto per coloro che vivono circondati dall’illegalità; bisogna far capire a queste persone che la legalità permette di vivere liberi senza calpestare i diritti della altre persone.


Post di Giulia della classe 3 A.

giovedì 13 marzo 2014

Rispetto delle regole e delle leggi

La legalità è tutto ciò che riguarda il rispetto delle regole e delle leggi ed è importante condannare e segnalare qualsiasi tipo di criminalità perché, se non si rivela quello che sta succedendo, si è complici del crimine e quindi si aiuta l’illegalità nei propri scopi.
In Italia c’è molta criminalità e quasi sempre c’è di mezzo la mafia, l’associazione criminale più pericolosa del Paese.
L’illegalità limita i nostri diritti perché ti priva della libertà, della protezione ed anche della salute.
In alcuni Paesi è legale la coltivazione di droga e lo spaccio. Le organizzazioni criminali solitamente prosperano nelle città, nelle zone commerciali. Molti negozianti sono costretti a pagare il "pizzo"( una somma di denaro ) per non vedere il proprio negozio saltare in aria o per non essere addirittura ammazzato.
Se si è vittima di azioni delinquenziali bisogna subito andare a raccontare tutto a degli adulti di fiducia, anche se sembra di fare la “spia”. Con l’aiuto degli adulti si può superare qualsiasi tipo di situazione.
Il bullismo è un crimine ed è uno dei peggiori alla nostra età, soprattutto morale perché si imprime nel nostro subconscio.



Post di Francesco della classe 3 A.