Aumentano i
casi di giovanissime “bulle”:”Emulazione femminile di ciò che si crede
vincente”.
“La prepotenza
diventata normale”
Vero
o falso che sia, resta grave.”Perché non bisogna minimizzare le cose a partire
delle offese. La nostra società ha normalizzato certi comportamenti prepotenti
e adesso c’è questa emulazione femminile di un atteggiamento considerato
vincente”.
Anna
Costanza Baldry è professore associato in Psicologia Sociale alla seconda
Università di Napoli. Partecipa con il suo Dipartimento al progetto europeo
“Tabby” (www.tabby.eu/it), che
insegna a valutare la minaccia del cyberbullismo nei giovani: l’ultima ricerca
nella quale è stata coinvolta dimostra che negli ultimi sei mesi in Italia il
14,6 per cento degli studenti della madie inferiori e superiori ne è stato
vittima. Carnefici restano più i maschi delle femmine, ma le percentuali delle
giovanissime protagoniste delle aggressioni sono comunque significativi (6,2%
per le “bulle”,4,5% per le “cyberbulle”).
Spiega
la docente:”Il caso di Grosseto, se come sembra è vero, rappresenta un esempio
classico. Un gruppo di ragazzini se la prende con un elemento “diverso” e lo
rende oggetto di denigrazione, insulti e prevaricazione. L’aggravante è che
alcuni compagni hanno girato un video,senza dunque intervenire,violando
ulteriormente la vittima nel momento in cui hanno messo in rete quel filmato”.
Perché
avrebbero agito così quegli adolescenti?”Il vero problema è che alla base c’è
una grande superficialità,non è neppure mancanza di capacità cognitiva”.
Denunciare
sembra inutile.”A quell’età i carnefici non sono imputabili. Però la denuncia
resta l’unica strada per fronteggiare questi casi,in modo da produrre una presa
di coscienza negli adulti,negli insegnanti,negli stessi ragazzini”.
Questi
gesti andrebbero prevenuti. Come?”Sul nascere. Senza lasciare passare neppure
una parola offensiva. Evitando che la vittima si senta isolata”.
Elvira Serra
Articolo pubblicato
sul Corriere della Sera del 21 febbraio 2013.
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