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sabato 30 aprile 2011

Filastrocca sul razzismo

A letto portai il mio bambino


negli occhi mi guardò birichino


e dolcemente chiese: "Dimmi papà,


la pelle di Dio che colore ha?"




"è nera, rossa, gialla e blu,


è del colore che ti piace di più.


A Dio non importa di che colore siamo


l'importante è che ci amiamo!"




(M.Contadini)


Intervento di Simone della classe 1 A.



Razzismo

Tutti gli individui sono uguali e non sono discriminabili in base ad un diverso colore della pelle, un diverso stato sociale o una diversa religione.
Ogni atteggiamento passivo di insofferenza, pregiudizio, discriminazione, teso a pretendere un atteggiamento di considerazione particolare da parte di gruppi di persone che si identificano attraverso la loro cultura, religione, etnia, sesso, sessualità, aspetto fisico o altre caratteristiche, va combattuto.
Non esistono razze superiori o razze inferiori. Siamo tutti uguali, nessuno è diverso.
Noi tutti dobbiamo impegnarci non essere razzisti con gli altri e insegnarlo a chi lo è e a chi compie azioni di razzismo, per avere un mondo migliore.


Intervento di Simone della classe 1 A.

mercoledì 20 aprile 2011

Babel: gli stranieri in Italia

C'era una volta quando gli italiani del sud non capivano niente di quello che parlavano gli italiani del nord. Perciò, quando avvenì la unità italiana il insegnamento della lingua italiana standard fu uno dei decreti principali per raggiungere veramente la unità nazionale. Oggi, inoltre del suo dialetto, gli italiani parlano anche l'italiano, ma sembra che la situazione iniziale di no comunicazione ancora esista, datto che la affluenza di stranieri in Italia cresce considerevolmente ogni giorno.

Così ho ascoltato da quando sono arrivata a questo paese, in novembre dell'anno scorso. Prima credevo che anche se avessero stranieri, come in tutti paesi, la maggioranza fossero italiani, ma più conosco e giro la Italia, più stranieri trovo. Domenica scorsa sono stata a Bologna e mi sono accorta che più che in Pesaro, quando si camina per la strada si ascoltano molti lingue, non solo l'italiano, e questo è lo più sorprendente, in proporzioni uguali: spagnolo, inglese, arabo, cinese, indiano e altre che non conozco, lingue africane e dei paesi che conformavano la antica URSS.

Io sono qui per motivi di studi: non si può essere una cantante lirica senza studiare un tempo in Italia, la culla dell'opera; ma vedo che quasi tutti gli stranieri che vengono in Italia sono qui per lavorare, pechè le condizioni economiche nella sua nazione sono veramente insoffribili e hanno una speranza di trovare una vitta megliore in questo bel paese. Sono sopresa di trovare a Pesaro fratelli latinoamericani, per esempio, perchè siamo così lontani dell'Europa!! Pensavo che fosse più logico trovare immigranti americani in altri paesi dello stesso continente.

Supongo che avranno opinoni contrarie su questa situazione: quelli che prefferirebbero che tutti gli stranieri se ne andassero e quelli che non si sentono minacciatti per il crescente arrivo straniero. Comunque, ringrazio la amabilità con cui questo paese mi ha accolta e mi fido che nel futuro i governi troverano soluzioni pacifiche e buoni per tutti di affrontare questo incontro culturale che non è esclusivo della Italia, ma sembra sia il destino del mondo moderno.


Lucía (messicana, del gruppo di B2 di italiano per stranieri) dell'Istituto "Olivieri" di Pesaro.

Legalità a colori

Occorre agire sempre nella legalità
rispettare ogni civiltà
bianchi, rossi, neri, gialli, marroni
viviamo insieme senza distinzioni.

Disegno di Lorenzo L. della classe 1 A.

lunedì 18 aprile 2011

La pena di morte

 Solo a dire queste parole mi vengono i brividi. Mi blocco un attimo, il cervello passa in stand-by per un paio di secondi e poi riparte, prima piano poi sempre più veloce, fino a che i ‘pensieri diventano troppi e allora bisogna riordinarli con cura.

La pena di morte è ancora in vigore in più di 90 paesi in tutto il mondo, sì, in più di 90 paesi viene concesso allo Stato il potere ( come fosse un supereroe ) di privare deliberatamente una persona della vita.

Per fortuna la Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo ci rassicura sul fatto che nessuno sarà sottoposto a torture né a pene o trattamenti crudeli o inumani! Ma tale dichiarazione non è applicata in tutto il mondo. Ma forse mi sbaglio io a pensare che la pena di morte  sia un’inutile  catene viziosa, dove al delitto si risponde con delitto, come se tutto questo avesse un senso.

A volte mi viene voglia di dire: -Ma si , è giusto! Torniamo al buon vecchio “ occhio per occhio “ e al diavolo la Costituzione della Repubblica Italiana e l e sue pene rivolte alla rieducazione!

Ma poi riflettendo bene, la pena di morte un senso non c’è l’ha, ed è chiaro: lo dice la Dichiarazione Universale, la Costituzione Italiana, un Comandamento Evangelico e lo dico anch’io.

Non si può condannare una violenza con un’altra violenza! Sarebbe come rispondere a un domanda con un’altra domanda.

Ma poi, lo sappiamo tutti, non abbiamo bisogno di altre domande, ne abbiamo già abbastanza, noi abbiamo bisogno di giungere a delle risposte, visto che , da un rapporto di Amnesty International , risulta che la pena di morte non sembri possedere alcun potere per ridurre la criminalità o la violenza politica.

Allora è di questo che abbiamo bisogno? Una pena ingiusta ed inumana che non porta alcun risultato?

Guardiamoci allo specchio e rispondiamo NO!

Intervento di Grazia della classe 3 A.

venerdì 15 aprile 2011

Legalità in rima

Ogni cittadino ha diritti e doveri
di cui tutti vanno fieri,
ma bisogna rispettarli
e cercare di non evitarli.

Occorre agire sempre nella legalità
rispettare ogni civiltà
bianchi, rossi, neri, gialli, marroni
viviamo insieme senza distinzioni.

Dalla nostra famiglia deve cominciare
l’educazione per non sbagliare
per non seguire percorsi facilitati
che ci portino in aule di fronte ai togati.

L’educazione continua fra i banchi scolastici
tramite i libri e i professori, agli alunni ostici.
Anche la scuola è un piccolo Stato
e come tale va rispettato.

E le nostre compagnie dove le mettiamo?
Tutti insieme più facilmente impariamo
a comportarci secondo le regole
Per non avere in testa delle brutte tegole!

Da Internet a cura di Simone della classe 1 A

mercoledì 13 aprile 2011

Legalità e giornalismo

Una delle poche cose cui cerco di non sottrarmi è il rapporto coi ragazzi, nelle scuole. Andare nelle classi e spiegare le regole della stampa, raccontare come funziona il mestiere del giornalista, significa fare aumentare il loro senso critico e rafforzare la fiducia nell’informazione. Spesso i più giovani partono dal luogo comune generale che i giornalisti siano tutti venduti, che la stampa non serva. Sfatare questo mito è importante e lo si fa raccontando i limiti dell’informazione. Insegnare, ad esempio, che non si può ragionare per categorie, nel bene e nel male: che non tutti gli abitanti di Casal di Principe sono “casalesi” nel senso mafioso, e che non tutti i magistrati sono buoni solo perché sono magistrati; che le notizie vanno verificate e non si può credere alla massa di informazioni indistinte della Rete, che bisogna rispettare le sentenze e la giurisdizione, e non si può accusare di mafia qualcuno senza che ci sia una sentenza chiara. Questo rigore porta a capire che è necessario passare dalle categorie alle persone; e che anche le persone, se negative, non sono la regola o un destino ineluttabile. Spiegare che sbagliare è possibile ma che poi è fondamentale correggere, rettificare.
Anche un libro che racconta la camorra può diventare uno strumento efficace di educazione alla legalità; e lascia una traccia tanto più profonda quanto più si dimostra “resistente” al tempo; ovvero , quanto più i documenti su cui si basa sono verificati e vagliati; quanto più si evitano generalizzazioni sociologiche o considerazioni personali e si è precisi nella citazione delle fonti giudiziarie. In questo senso anche un giornale come Il Mattino, per cui lavoro, può svolgere un ruolo importante nell’educazione alla legalità. Stare in prima linea è una condizione che come giornalista non ti sei scelto, ma in cui ti sei ritrovato.
E’  almeno da un quarto di secolo, da quando hanno ucciso Giancarlo Siani, che c’è una continuità di tutta la redazione su questo tema. Un lungo periodo costruito semplicemente facendo in modo serio il nostro lavoro. Su questi temi continua a essere così. E dico per fortuna.

Rosaria Capacchione, cronista di nera e di giudiziaria a Napoli e Caserta, vive sotto scorta perché più volte minacciata di morte. Nel 2008 ha pubblicato “L’oro della camorra” (Bur-Rizzoli), giunto alla quarta edizione.
Articolo tratto da Antimafie/ I buoni esempi/ Cento passi per la legalità curato da Carlo Giorgi del magazine VENTIQUATTRO n°3 del 25 febbraio 2011 del quotidiano IL SOLE 24 ORE.