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lunedì 14 marzo 2011

Alcool e motorino

Martedì 1° marzo abbiamo avuto un incontro con due esperti che lavorano in una comunità di recupero per tossicodipendenti. Ci hanno spiegato che bere troppo alcool ci fa vedere le cose diverse da come sono in realtà, perciò bisogna cercare di non esagerare, ma in questo le case produttrici non ci aiutano. La pubblicità è sempre più convincente; abbiamo visto due spot sulla birra che ne esaltavano solo i lati positivi.
La parte più interessante è stata quella riguardante le regole, sul consumo di alcoolici, previste dal codice della strada.
La maggior parte di noi segue il corso per ottenere il “patentino”.
Un adulto non può guidare con un livello di alcool nel sangue superiore a 0,5g/l ( anche se adesso il livello massimo si sta abbassando a zero); se è un minorenne viene trovato alla guida di un motorino con un livello di alcool tra lo 0g/l e lo 0,5g/l non potrà prendere la patente per la macchina fino a 19 anni, se invece, il suo livello è superiore a 0,5g/l non potrà avere la patente fino a 21 anni.
Questa norma è stata introdotta perché le multe, pagate dai genitori, non si sono rivelate efficaci.

Mattia della classe 3A

sabato 5 marzo 2011

Cento passi per la legalità


Come si fa oggi a trasmettere ai giovani il rispetto delle regole?

Contributo di Don Luigi Ciotti

Educazione alla legalità. Preferisco parlare innanzitutto di educazione alla responsabilità. Per due motivi. Il primo è che la parola legalità oggi è profondamente ambigua. Ci sono troppe leggi che, invece di garantire il bene comune, tutelano i privilegi e gli interessi di singoli o di pochi. Mi chiedo cosa c’entri tutto questo con la legalità. La legalità è un mezzo, non un fine. Il fine deve essere, sempre, la giustizia, anzi la giustizia sociale: non può esserci legalità se prima non c’è uguaglianza, parità dei diritti e dei doveri. La nostra Costituzione è in tal senso la base irrinunciabile per costruire una vera legalità. Il secondo motivo è che l’educazione non può passare solo attraverso il rispetto di norme, per quanto giuste e condivisibili. Un giovane, e ancora prima un bambino, devono essere accompagnati a capire il senso del vivere insieme, e quindi il perché di regole che consentono una convivenza rispettosa dei diritti e della libertà di ciascuno. La relazione e la prossimità sono allora i fondamenti della giustizia: non possiamo davvero capire il linguaggio delle leggi se prima non abbiamo imparato quello dei rapporti umani. Si è liberi insieme, non a prescindere dagli altri. Per questo credo sia importante puntare sulla responsabilità, far capire a un giovane che il modo più alto di realizzarsi è quello di impegnare la propria libertà per un fine più alto dell’io. Fargli capire che “responsabilità” significa vita libera dai calcoli e dalle paure, vita che costruisce la strada dei propri sogni. E che i cambiamenti partono anche dalle piccole cose, dall’impegno quotidiano, dal rifiuto delle scorciatoie e delle semplificazioni, dalla coerenza e dalla fedeltà ai propri ideali. Poi tutto ciò deve sfociare in cose concrete. I giovani che incontro nelle scuole, che vedo arrivare a migliaia nei campi estivi di formazione sui terreni confiscati alle mafie, che si spendono generosamente per dare una mano in contesti segnati dalla fragilità e dal bisogno, devono essere messi in condizione di concretizzare quelle aspirazioni. Non c’è nulla di più frustrante di uno slancio ideale condannato a restare tale per la mancanza di opportunità. La costruzione di risorse –materiali, sociali e culturali- è la prima delle questioni politiche, e bene ha fatto il presidente Napolitano a centrare il suo discorso di fine anno proprio sulla situazione giovanile. Il lavoro, lo studio, la possibilità di guardare con fiducia al futuro sono i presupposti della democrazia, quindi anche di una legalità davvero a tutela di ciascuno di noi.
Luigi Ciotti, sacerdote e giornalista, è uno dei simboli della lotta alla mafia. Nel 1995 ha fondato Libera, organizzazione che coordina oltre 1500 associazioni e gruppi impegnati nella diffusione della cultura della legalità.

Dall’articolo Antimafie/I buoni esempi/Cento passi per la legalità curato da Carlo Giorgi del magazine VENTIQUATTRO n°3 del 25 febbraio 2011 del quotidiano Il SOLE24ORE.

giovedì 3 marzo 2011

Violenza negli stadi

Il calcio è in assoluto uno degli sport più amati e quotati  in tutto il mondo. Da sempre nel cuore degli Italiani  regala ai propri tifosi  svago, emozione  e competizione. Non poche però sono le insidie che si aggirano  intorno  a questo sport.
La violenza negli stadi ad esempio  è la notizia più ricorrente. Molto spesso a causa di teppisti senza scrupoli  il mondo calcistico, viene posto sotto una grande lente d’ingrandimento dando origine a discussioni e critiche. Sono molti purtroppo  i giovani delinquenti che invadono gli stadi  per dare  libero sfogo  alla loro aggressività, insidiando non senza conseguenze lo sport professionale, trasformando molto spesso in tragedia il divertimento proprio e altrui. Per noia o per distrazione  la violenza diventa il loro hobby preferito prediligendo non a caso la domenica. Un modo come un altro  per fare del male deliberatamente, la tifoseria” è “il pretesto, un’occasione per sfogare il proprio istinto a delinquere dato che tali scontri avvengono oltre che con i rivali delle squadre avversarie, anche contro le forze dell’ordine. Come ben sappiamo e non solo nel mondo del calcio il giro d’affari  raggiunge cifre astronomiche, grazie agli sponsor ed ai diritti televisivi gli introiti  sono sempre più elevati superando di gran lunga le entrate derivanti dal pubblico pagante. I giocatori sono più che retribuiti ma questo non interessa al vero tifoso che sogna ed esulta per la propria squadra,accompagnandola in tutta la durata del campionato. Ed è forse questa la causa che inacidisce molti animi,che vive lo sport solo sotto l’aspetto materiale, senza considerare che per molti invece è un modo pulito di evasione,un modo per poter gioire ed emozionarsi con poco,un modo per incontrarsi e condividere la propria tifoseria. A nulla sembrano servire i vari controlli ad opera delle forze dell’ordine,la violenza da parte di tali individui riesce a prevalere su ogni tipo di piano strategico.     
Anche in questi casi un’educazione di base può favorire il rispetto dello spazio e della libertà altrui, la convivenza civile è in primis una giusta regola di vita. Una sorta di scambio entro cui ogni individuo ha dei diritti ,ma anche dei doveri verso gli altri .La prepotenza è un’arma  a doppio taglio che predilige come conseguenza e si ribatte inesorabilmente su colui che la mette in atto.
Ricerca di Filippo della classe  2A

martedì 1 marzo 2011

Solidarietà e legalità

Nella mia città,Pesaro,ci sono vari tipi di associazioni per fare volontariato: c’è chi dona il sangue(AVIS), chi dona soldi ai poveri, associazioni contro le malattie genetiche (TELETHON), varie associazioni per accogliere i senzatetto in una casa. Anche gli “Scout”, gruppo del quale faccio parte, danno un prezioso aiuto ai poveri.
Nel periodo natalizio, infatti, abbiamo venduto oggetti fatti da noi e vischio. Una buona parte del ricavato è andato in beneficienza. E’ stata organizzata anche una donazione da parte delle persone che vanno a fare la spesa alla Coop, dove si potevano comprare dei prodotti come intimo,pasta,zucchero,sale…che sarebbero poi andati in Africa. Quando ho consegnato la busta ai miei amici, Scout anche loro, ho avuto una sensazione di pace, felicità e ho pensato al bambino a distanza che abbiamo adottato quando sono nata, immaginandolo felice.
Fra le tante cose che si possono fare nella vita, è rimasto un valore sincero e vero per aiutare il prossimo. A questo proposito la mia classe ha preso l’iniziativa di aiutare una casa di accoglienza,”Casa Mariolina” per ospitare sette persone per dieci giorni. Per aderire all’iniziativa ci volevano 30 euro per la colazione, pranzo e cena di una persona. Abbiamo deciso, con i miei compagni, di rinunciare a comprare la pizza a scuola, ricavando 1 euro per ogni persona. Appena è stata raggiunta la somma di 30 euro, la somma è stata spedita alla Casa e un povero ha potuto vivere come una persona normale, al caldo, con cibo e acqua e con i vestiti puliti!
Ogni persona tende a pensare a se stessa, trascurando quelli che hanno meno di lei. Soprattutto non bisogna fare del bene solo a Natale, ma durante tutto l’anno perché aiutare il prossimo non serve solo agli altri, ma anche a noi per arricchirci, non di denaro, ma di amore e gioia. E’ un modo per non diventare egoisti, perché nel momento del bisogno, per noi ci sono tutti.
Mia madre mi ripete sempre questa famosa frase di Totò. “Prima o poi c’è la livella,livella per tutti”. Significa che quando arriva il momento di morire, è proprio lì che siamo tutti uguali, che non si distingue il bello dal brutto, il ricco dal povero.

Margherita della classe 3 A.